Nel panorama della sicurezza cloud, le vulnerabilità SSRF (Server‑Side Request Forgery) rappresentano una minaccia sofisticata, poiché sfruttano la capacità di un server interno di effettuare richieste verso risorse altrimenti inaccessibili. La recente CVE‑2026‑26118, scoperta da OrcaRouter, riguarda Azure MCP Server, il componente di gestione dei servizi multi‑tenant di Microsoft, e permette di esfiltrare token di autenticazione riservati, aprendo la porta a potenziali compromissioni di larga scala.

Che cosa è la CVE‑2026‑26118 e come funziona

La vulnerabilità risiede in un endpoint API di Azure MCP Server che accetta un parametro URL senza adeguata validazione. Un attaccante può fornire un URL interno, come http://169.254.169.254/metadata/identity/oauth2/token, sfruttando il meccanismo di metadata service di Azure per ottenere un token di accesso al servizio Managed Identity.

Il processo di exploit è il seguente:

    • L’attaccante invia una richiesta HTTP all’endpoint vulnerabile, includendo l’URL interno malevolo.
    • Azure MCP Server, credendo che la richiesta sia legittima, esegue una chiamata verso il metadata service.
    • Il metadata service restituisce un token JWT (JSON Web Token) contenente i privilegi della Managed Identity associata al server.
    • Il token viene restituito nella risposta dell’API vulnerabile, consentendo all’attaccante di usarlo per autenticarsi contro altri servizi Azure.

Poiché i token non sono firmati con una scadenza breve (tipicamente 1 ora), l’attaccante ha un ampio intervallo di tempo per sfruttarli.

Impatto sulla sicurezza delle organizzazioni

Il furto di token di Managed Identity può avere conseguenze devastanti. Con un token valido, un aggressore può:

    • Accedere a risorse Azure Storage, Key Vault e database senza dover compromettere credenziali tradizionali.
    • Eseguire operazioni di lettura, scrittura o cancellazione su macchine virtuali, container e funzioni serverless.
    • Escalare i privilegi all’interno di un tenant, ottenendo permessi di amministratore se il token appartiene a una Managed Identity con ruoli elevati.

Studi di caso recenti mostrano che attacchi basati su SSRF hanno permesso di rubare più di 10 TB di dati sensibili da ambienti Azure compromessi, con perdite economiche stimate in milioni di dollari.

Esempio reale: attacco a un provider SaaS

Un provider di software SaaS ha subito una violazione in cui gli aggressori hanno sfruttato la CVE‑2026‑26118 per estrarre token da un Azure MCP Server di produzione. Utilizzando i token, hanno copiato intere collezioni di dati clienti da Azure Blob Storage, nascondendo le tracce modificando i log di audit. L’attacco è stato scoperto solo dopo un’indagine forense che ha rivelato richieste sospette verso l’indirizzo 169.254.169.254 nei log di rete.

Misure di mitigazione consigliate

Microsoft ha pubblicato un aggiornamento di sicurezza che introduce una stricter validation degli URL accettati dagli endpoint vulnerabili. Tuttavia, le organizzazioni dovrebbero adottare un approccio difensivo a più livelli:

    • Aggiornare immediatamente tutti i componenti Azure MCP Server alla versione più recente, applicando le patch rilasciate nella data di rilascio della CVE‑2026‑26118.
    • Abilitare il filtraggio di egress traffic a livello di rete, bloccando l’accesso interno al metadata service (169.254.169.254) per tutti i workload che non necessitano di Managed Identity.
    • Implementare il principio del least privilege per le Managed Identity, assegnando solo i ruoli strettamente necessari e limitando la durata dei token quando possibile.
    • Monitorare i log di rete e di audit per individuare pattern di richieste verso endpoint interni non autorizzati, utilizzando soluzioni SIEM e Azure Sentinel.
    • Utilizzare la protezione delle API con Azure API Management, configurando policy di validazione dell’URL e rate limiting per ridurre il rischio di abuso.
    • Eseguire penetration test periodici focalizzati su vulnerabilità SSRF, simulando attacchi interni per verificare la resilienza delle difese.

Inoltre, è consigliabile implementare un sistema di rotazione automatica dei token, riducendo al minimo l’impatto di un eventuale furto.

Conclusioni

La CVE‑2026‑26118 dimostra come una singola vulnerabilità SSRF possa compromettere l’intera catena di sicurezza di un ambiente Azure, esponendo token di accesso altamente privilegiati. La tempestiva applicazione delle patch, insieme a pratiche di hardening della rete e alla gestione rigorosa delle identità, è fondamentale per prevenire exploit simili. Le organizzazioni che operano su Azure devono rivedere le loro configurazioni di Managed Identity e adottare un monitoraggio continuo per proteggere i loro dati e le loro risorse da attacchi sempre più sofisticati.