Il 3 novembre 2026 l'Avvocato Generale Maciej Szpunar ha presentato le conclusioni nel caso C‑250/25, relativo a Like Company, offrendo una interpretazione dettagliata dell'articolo 15 della Direttiva sui Diritti di Sfruttamento dei Media (DSM). Secondo il parere, gli editori di stampa non possono vietare a un sistema di intelligenza artificiale di comunicare i fatti riportati nei loro articoli, ma hanno il diritto di opporsi a determinati usi dei contenuti quando questi rientrano nella cosiddetta generazione aumentata da recupero (RAG).
Distinzione tra addestramento del modello e RAG
L'Avvocato Generale distingue chiaramente due fasi operative delle IA:
- Addestramento del modello: consiste nell'analizzare grandi volumi di dati per estrarre pattern e non è considerato “uso in linea” di pubblicazioni di stampa. Pertanto, l'addestramento è escluso dall'articolo 15.
- Generazione aumentata da recupero (RAG): prevede il recupero di un articolo specifico in tempo reale e la sua integrazione nella risposta fornita all'utente. Questa attività è considerata un servizio fornito su richiesta e rientra nell'ambito dell'articolo 15, richiedendo quindi l'autorizzazione preventiva dell'editore.
Il semplice fatto che un articolo sia disponibile in open access non costituisce un consenso implicito per l'uso RAG; è necessaria un'autorizzazione esplicita da parte dell'editore.
Limiti della eccezione per la “miniera di dati”
L'eccezione prevista per la “miniera di testi e dati” non copre il RAG, poiché quest'ultimo non si limita a estrarre pattern da un vasto corpus, ma recupera un contenuto concreto per essere utilizzato direttamente nella risposta. Inoltre, l'articolo 15 tutela la forma concreta dell'espressione dell'articolo – disposizione, struttura e redazione – ma non i fatti narrati. Di conseguenza, un editore non può impedire a un'IA di comunicare le informazioni di un articolo se la risposta non riproduce la specifica espressione testuale, anche se la risposta compete con il contenuto originale e ne sottrae lettori.
Condizioni per le copie tecniche
Durante il processo RAG vengono create copie tecniche dell'articolo. Tali copie sono esenti come uso lecito solo se soddisfano entrambe le condizioni previste dall'articolo 5.1 della Direttiva InfoSoc. In caso contrario, si configura una violazione del diritto di riproduzione in due ipotesi alternative:
- Il chatbot accede alla pubblicazione eludendo misure tecniche efficaci, come paywall o sistemi anti‑bot.
- La risposta riproduce in modo riconoscibile l'espressione dell'articolo, anche se parafrasata.
Il criterio decisivo è se la risposta sostituisce direttamente l'articolo, rendendo superfluo per l'utente consultare la fonte originale.
Il diritto di messa a disposizione del pubblico
Il diritto di messa a disposizione del pubblico è violato solo se l'espressione dell'articolo è riconoscibile in modo sistematico nelle risposte a query correlate. L'Avvocato Generale ritiene tale scenario poco probabile a causa della natura non deterministica dei sistemi IA, a meno che il processo RAG non sia stato progettato intenzionalmente o negligentemente per replicare l'articolo nella sua interezza.
Responsabilità dei fornitori di servizi IA
L'articolo 15 si applica esclusivamente agli usi compiuti dal prestatore del servizio, non agli usi privati degli utenti. Pertanto, la responsabilità principale ricade sull'utente che formula la domanda, salvo che:
- Il fornitore di IA agisca in modo intrinseco al proprio modello di business, ad esempio offrendo un servizio RAG senza le dovute autorizzazioni.
- Il fornitore non adotti le misure ragionevoli attese da un operatore diligente, come rispettare le restrizioni di accesso o implementare filtri che evitino la riproduzione testuale dell'articolo recuperato.
In tali circostanze, il fornitore può essere ritenuto responsabile per violazione dei diritti degli editori.
Prospettive future e ruolo del Tribunale di Giustizia
Le conclusioni dell'Avvocato Generale non hanno valore vincolante per il Tribunale di Giustizia dell'Unione Europea, che emetterà la sentenza definitiva in un momento successivo. Tuttavia, queste indicazioni forniscono una base interpretativa cruciale per gli editori, i fornitori di IA e gli operatori del settore digitale, delineando i confini tra libertà di informazione, protezione della proprietà intellettuale e responsabilità dei nuovi attori tecnologici.
